La forza dello sguardo di Rossellini riesce
a cogliere una verità più grande su ciò che
i nostri occhi vedono. Bisogna leggere tra
le righe di "quella realtà".
E' come se il mondo stesso diventasse scenografia.
I luoghi vengono privilegiati, le ambientazioni
non vengono costruite in studio, il regista
preferisce la realta' nel suo farsi, prodursi
ed avvenire. E' un qualcosa che viene continuamente
reinterpretato nel momento in cui avviene.
Vi è in tutto questo una fisicità nelle cose,
rimandando così ad un procedimento di astrazione.
Gli oggetti, le cose stesse sembrano guardare
a loro volta i personaggi.
La protagonista femminile acquisisce uno
sguardo alle cose che si rivolge a lei e
le aprirà la strada per comprendere fino
in fondo gli avvenimenti della sua vita.
Il paesaggio evocato è di tipo mentale.
Secondo Andre Bazin è uno "sguardo continuo"
sul reale - paesaggio interiore rispetto
a ciò che si presenta agli occhi della protagonista.
Il soggetto viene colpito dalla realta' che
lo circonda; egli è visto nelle proprie debolezze
e mancanze. |
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In questo cinema i personaggi mettono in
crisi un sistema che domina persone e cose.
Viene mostrata una realtà banale, non vi
sono elementi del procedere forti, l'oggetto
insignificante assume valenza e ne viene
studiata l'importanza temporale. I fatti
vengono osservati nella loro estensione e
durata. Vengono utilizzati piani sequenza
che seguono il personaggio nello scorrere
del tempo - dilatazione del tempo e degli
eventi. Tempo dell'attesa per indagare su
tutta la verità nel suo manifestarsi. Il
rapporto tra soggetto e mondo nel cinema
di Rossellini è sempre negativo. Rossellini
significa sceneggiatura minima e dialoghi
minimi.
La macchina da presa produce gesti e movimenti
in una forma del concepire la realtà diversamente.
Il regista diventa "pittore" e
ritrae l'attrice come fosse la modella di
un quadro.
Scritto da Claudia Fiore. Copyright © 2007
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