La Figura Di Alcmane A Confronto Con Virgilio
Fu originario dell'Asia Minore, di Sardi
nella Lidia. Forse schiavo affrancato, visse
a Sparta verso la fine del VII sec, insegnando
musica, danza e poesia. Cultore di varie
forme meliche, specialmente corali, rimase
particolarmente famoso per i suoi Parteni
(composizioni cantate da cori di fanciulle
in occasione di feste), uno dei quali è ritornato
alla luce da un papiro trovato in Egitto
verso la metà del secolo scorso.
Nella prima parte di questo partenio, la
più frammentaria, il poeta rappresenta per
via di esempi mitici la potenza delle vendette
divine; nella seconda, più compiutamente
leggibile, fa le lodi delle fanciulle del
coro con molte immagini graziose.
La grazia sembra essere stata la dote caratteristica
di Alcmane.
Dei minori frammenti che conserviamo di lui,
uno è fondamentale per il fresco sentimento
della natura, con cui Alcmane descrive la
quiete notturna: un altro per la tristezza,
con cui il poeta vecchio si rivolge alle
fanciulle del suo coro, rimpiangendo di non
poter essere come l'alcione maschio, che
le femmine giovani sostengono a volo sul
mare quando per la vecchiaia non ha più la
forza di volare da solo. Morì vecchio e fu
sepolto a Sparta presso i templi di Elena
e di Eracle. |
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Il Legame Tra Cesare Ottaviano Augusto &
Virgilio
Nell'estate del 29 Ottaviano, tornato dall'Asia
dopo la vittoria conseguita ad Azio su Antonio
e Cleopatra, si era fermato ad Atella per
riprendersi da un mal di gola. Là Virgilio
gli lesse per quattro giorni di seguito i
libri compiuti delle Georgiche, aiutato da
Mecenate, che lo sostituiva nella lettura
quando era stanco.
Dopo questo episodio, certo non senza un
suggerimento da parte dello stesso Augusto,
Virgilio fu scelto quale cantore del nuovo
impero e del nuovo principe.
Da questo momento fino alla fine della vita
Virgilio attese all'Eneide. La composizione
di un poema celebrativo della gens Giulia
fu suggerita a Virgilio da Cesare Ottaviano
Augusto, che a quella stirpe apparteneva.
Virgilio, accogliendo una leggenda già presente
nella tradizione letteraria latina, scelse
di narrare la vicenda di Enea, eroe troiano,
figlio della dea Afrodite e padre di Iulo
(o Ascanio), dal quale sarebbe appunto discesa
la gens Giulia.
Il poeta realizzò il desiderio di Cesare
Ottaviano Augusto attribuendogli un'ascendenza
divina ma, allo stesso tempo, perseguì la
propria ambizione di creare il poema nazionale
italico che fosse all'altezza dei poemi omerici.
L'intenzione di emulare Omero è evidente
nella struttura dell'Eneide, dove le peregrinazioni
dell'eroe troiano narrate nei primi sei libri
ricordano le analoghe avventure di Ulisse
(la tempesta, il viaggio per mare, la storia
d'amore, la discesa agli Inferi), mentre
l'epopea della guerra contenuta nei libri
VII-XII richiama l'argomento dell'Iliade.
Scritto da Claudia Fiore. Copyright © 2005
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