| Opere Latine Di Francesco Petrarca |
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Francesco Petrarca può essere considerato
uno dei maggiori poeti della letteratura
italiana. La sua opera può quindi essere
divisa principalmente in due grandi sezioni:
l'una che comprende le opere composte in
latino, l'altra con quelle scritte in volgare
a cui fa capo il famosissimo Canzoniere.
Nato ad Arezzo da una famiglia originaria
di Firenze ma che, come Dante, era stata
esiliata dalla città a causa del colpo di
stato ad opera dei guelfi neri, Petrarca
passa la sua vita spostandosi in varie città,
a causa di un forte interesse culturale e
di un senso di irrequietezza interiore che
provoca appunto questi spostamenti. Egli
si trasferisce inizialmente ad Avignone presso
la sede papale dove inoltre intraprende gli
studi giuridici che poi completerà a Bologna.
Si sposta poi a Milano presso i Visconti
e a Venezia, in vecchiaia poi si ritirerà
ad Arquà per avere un pò di tranquillità
e per completare le sue opere.
Tutte queste informazioni sono state ricavate
attraverso una tra le più importanti opere
latine del poeta: le Epistolae. Esse sono
divise in vari libri: il primo, il più importante,
comprende le cosiddette epistole Familiares,
sono delle lettere rivolte ad amici intimi
composte tra il 1325 e il 1361 circa, che
trattano vari argomenti, utili a darci informazioni
sulle tematiche fondamentali dell'autore,
come ad esempio una continua ispirazione
ai classici, e la conseguente ricerca di
una perfezione formale maggiore (per questo
motivo infatti si ritiene Petrarca come l'iniziatore
della tradizione umanista). Per quanto riguarda
le tematiche morali, nelle epistole Familiares,
Francesco Petrarca cerca di passare un'immagine
della sua persona in relazione alle sue qualità
di dotto e moralista piuttosto che in relazione
agli avvenimenti della vita quotidiana. Un
esempio di questo è la lettera cosiddetta
dell'ascensione a Monte Ventoso indirizzata
a Dionigi di Borgo San Sepolcro, un frate
Agostiniano che regalò al poeta una copia
delle Confessioni di S. Agostino. La lettera
tratta apparentemente di un'escursione del
poeta insieme al fratello Gherardo sul Monte
Ventoso, e inizialmente sottolinea le evidenti
difficoltà del Petrarca nell'affrontare il
percorso rispetto al fratello; il tutto è
in realtà una allegoria della strada verso
la beatitudine, che appunto si dimostra meno
faticosa per Gherardo rispetto al Petrarca
che riesce facilmente a perdere il cammino
retto. Diversi elementi ci fanno intuire
il significato allegorico del brano, come
il fatto che sia ambientato nel Venerdì Santo
ad esempio, data molto importante per la
cristianità; contribuisce a chiarire l'allegoria
il finale della lettera, dove vi si trova
un chiaro riferimento alle tematiche religiose,
come le confessioni di S. Agostino, il Petrarca
stesso in questa parte dello scritto afferma
infatti: "Ciò che hai tante volte provato
oggi salendo questo monte, si ripeterà, per
te e per tanti altri che vogliono accostarsi
alla beatitudine".
Le epistole sono inoltre caratterizzate da
altre due parti: le cosiddette Sine Nomine,
in cui non viene riportato il destinatario,
che trattano scottanti questioni politiche,
come la corruzione papale; le Epistole Senili,
scritte in vecchiaia e che avrebbero dovuto
contenere anche l'epistola Ad Posteros ma
che è rimasta incompiuta. Ultima parte sono
le 66 Epistolae Metricae, lettere in esametri,
le uniche che trattino l'amore per Laura,
dedicate appunto a lei.
Altra importante opera latina in prosa è
il De Secretu Conflicto Mearum Curarum, opera
che racconta di un immaginario dialogo tra
Petrarca e S. Agostino, alla muta presenza
della Verità, e si svolge in tre giorni:
nel primo giorno S. Agostino spiega al poeta
il motivo dell'ansia che lo affligge, è un
eccessivo attaccamento alle cose terrene
che porta ad un sentimento di continua insoddisfazione,
dovuta solo all'uomo e non ad altre cause,
per l'incapacità di rivolgersi solamente
a Dio. Nel secondo giorno invece il dialogo
verte sui peccati capitali, dei quali, ad
eccezione dell'invidia, Francesco Petrarca
si macchia e per i quali il poeta non riesce
a giustificarsi.
Cerca invece di giustificarsi quando viene
criticato per il suo amore per Laura, ma
che, spiega, è visto come la contemplazione
della bellezza di Dio attraverso le sue creature.
Ultima riflessione è invece sulla superbia
e sull'amore per la gloria, che provocano
appunto la vanità, considerato un peccato
tanto grave quanto l'accidia, Petrarca però
adduce come scusa il fatto che l'amore per
la gloria è tipico di ogni buon cittadino.
La novità di quest'opera, sta nel fatto che
S. Agostino non viene coinvolto nel dialogo
con lo scopo di ricondurre l'autore alla
virtù, ma quanto più viene considerato come
una parte di confronto con le idee di Petrarca,
con una conseguente apertura verso ogni possibilità;
questo è infatti molto innovativo per la
mentalità medievale, che fino a quel momento
aveva considerato l'azione dell'uomo condizionata
unicamente al volere divino e quindi priva
di ogni capacità di discernimento.
Altre opere latine in prosa sono alcune operette
di carattere polemico come Invectiva Contra
Medico, opera in cui viene criticata la professione
medica perché utile solo a scopi puramente
materiali, da qui quindi a considerare il
medico come un peccatore privo di cultura;
altra opera in prosa è invece il De Suis
Ipsius Et Multorum Ignorantia, opera composta
contro quattro giovani filosofi averroisti
che lo avevano definito un uomo ignorante.
Di carattere morale invece sono opere come
il De Vita Solitaria, opera che elogia la
vita ascetica e da eremita di alcuni importanti
personaggi storici sia dell'epoca classica
che dell'epoca cristiana.
Per quanto riguarda le opere in versi invece,
abbiamo già nominato le sessantasei Epistolae
Metricae; ma un'altra importante opera in
versi, seppur incompleta, è il De Africa,
una sorta di poema epico composto in esametri
che aveva come argomento principale la guerra
punica; in questo poema vengono in particolare
sottolineati i valori universali della Roma
repubblicana, come modello di virtù e coraggio,
considerati i caratteri portanti dell'eroe
Scipione l'Africano.
Quest'opera si ispira all'Eneide virgiliana,
da cui trae esempio per un excursus storico
delle maggiori personalità fino ad Augusto,
e dei futuri poeti fino all'epoca di Petrarca
stesso.
Tutte queste opere ci danno quindi un'idea
della personalità di Francesco Petrarca,
come afflitta dall'incertezza della condizione
umana e dalla ricerca della perfezione e
dei valori della quasi dimenticata epoca
classica.
Scritto da Rachele Facchin. Copyright © 2005
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