| Illuminismo & Letteratura |
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Per tutto il corso del Settecento riecheggia
nei discorsi e nei temi trattati dagli intellettuali
una sola parola d'ordine: "ragione".
Tra i letterati essa si esprime in forme
differenti: infatti nei saggi di Voltaire
si abbandonano gli schemi divini e benevoli
della storiografia tradizionale, per ricercare
scienze che permettano di interpretare in
forma razionale l'andamento e l'attuarsi
degli eventi: da un punto di vista si valutano
le istituzioni e le epoche sulla base del
Settecento, visto come periodo di rinascita
del sapere e del progresso; dall'altra invece,
si accrescono i tradizionali confini della
narrazione di tipo storico per poter studiare
i rapporti che vi sono tra l'uomo, l'ambiente,
le situazioni economiche e sociali.
I temi della bontà della natura dell'uomo
e dell'importanza basillare data all'educazione
vengono reinterpretati e ripresi da Jean
Jaques Rosseau.
A differenza degli altri illuministi suoi
contemporanei, Rosseau non ritiene che l'accrescimento
delle scienze costituisca di per sè l'intero
progresso della società. Tutta la storia
degli uomini gli si presenta come una progressiva
degenerazione da un originario stato di natura
in cui l'uomo è in armonia con l'ambiente.
Rosseau nel suo percorso indica due strade
principali: da un punto di vista politico
cerca di dar vita ad un modello fantastico
ed irrealizzabile di stato fondato sulla
volontà generale, dove ciascun cittadino
possa alienarsi totalmente; da una prospettiva
pedagogica bisogna invece rispettare e valorizzare
l'infanzia come condizione individuale e
naturale, non corrotta dalla società, assecondando
i giudizi dei bambini senza sovrapporre delle
specifiche regole imposte dagli adulti.
La diffusione di interessi dell'illuminismo
portò invece Denise Diderot alla composizione
di un'opera basillare a cui si ispirarono
in molti: "Enciclopedia". Egli
nel suo "Supplemento di viaggio di Bougainville
ed altri scritti sulla morale e sul costume",
illustra la significativa figura del "buon
selvaggio", ovvero un uomo rimasto vicino
alla natura, incivilizzato.
Il suo è un modo per reinterpretare la mitezza
dell'uomo, di indicare un modello ed un ideale
di bontà.
In questo brano, attraverso il discorso del
vecchio tahitiano, Diderot scaglia contro
il progresso la purezza del mondo naturale.
Della società europea vengono accusate la
ferocia, l'avidità e l'intolleranza dimostrate
nelle conquiste coloniali. Il testo può però
essere reinterpretato in chiave metaforica:
nella figura del "buon selvaggio"
in realtà potrebbe celarsi lo stesso Diderot,
mentre sotto le fattezze degli indigeni si
potrebbero nascondere gli illuministi.
Gli europei invece, potrebbero evidenziarsi
come la moderna società in cui Diderot vive
e sviluppa le sue tesi. Cercando di delineare
l'argomentazione in chiave metaforica, ci
si accorge di come gli indigeni si fecero
"affascinare dagli agi e dalle possibilità
economiche degli europei" e come il
"buon selvaggio" in realtà le disprezzasse.
Diderot vede il gruppo degli illuministi
affascinato ed ammaliato dalla moderna società
non accorgendosì così della degenerazione
avvenuta nello stato naturale.
Per quanto concerne invece il "Dizionario
Filosofico" di Voltaire, l'autore tenta
di abbattere il "disegno biblico"
riguardante il peccato originale, il quale
aveva svolto un ruolo determinante nella
riforma protestante. Secondo tale idea, la
natura dell'uomo era stata contaminata per
sempre dal peccato originale, e da quel giorno,
il male comprendeva l'intera natura umana.
A differenza di questi
tre diversi autori,
Antonio Genovesi
nell'anno 1764 ridiffuse
nella ridente città
di Napoli la "Prefazione
A L'Agricoltore Sperimentato
Di Cosimo Trinci",
dove pronosticava
contro l'abbandono dell'agricolura
del sud. L'autore
dà una morale giustificazione
sostenendo il valore
dell'attività fisica
e produttiva, vista
come unica via verso
la felicità. In lui
fa eco il richiamo della
natura, inteso come
esaltazione di una vita
sana ed operosa dell'agricoltore
in opposizione
agli ideali religiosi
e spirituali.
Scritto da Claudia Fiore. Copyright © 2006
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