C'è una ripartizione interna dell'Umanesimo
nel Quattrocento.
Nel 1400 abbiamo un Umanesimo
latino e uno
volgare. Latino, cioè la cultura
e la letteratura
espresse in latino, in volgare
è la letteratura
che si esprime in volgare.
Nel primo Umanesimo, da parte
dei letterati
c'è la tendenza a disprezzare
sia il volgare
sia il latino medievale, questo
perchè visto
come lingua della scolastica.
Il volgare
è disprezzato perchè visto come
espressione
di una cultura più bassa. Si
vuole quindi
recuperare il latino classico.
Le varie opere
degli umanisti tendono a modelarsi
sui generi
letterari latini: il dialogo,
l'epistole,
il commento erudito ai testi,
il genere dell'orazione.
Il modello prevalente è Cicerone.
Intorno alla metà del secolo
da parte degli
umanisti più aperti si sente
l'esigenza di
recuperare il volgare. Come data
convenzionale
di questa riconciliazione tra
cultura umanistica
e volgare si prende il 1441,
perchè in quell'anno
Leon Battista Alberti indisse
il "Certame
Coronario", una gara il
cui premio era
una corona, era un concorso in
volgare di
poesia sul tema dell'amicizia;
la corona
non fu assegnata a nessuno perchè
nessuno
fu ritenuto degno. Essenziale
è anche l'opera
di Leonardo Bruni, autore di
"Vita Di
Dante" in volgare, poichè
la figura
di Dante, vista con sufficienza
con gli umanisti
viene apprezzata. Anche in questo
periodo
però il volgare viene considerato
inferiore,
è quindi usato solo per testi
di valore inferiore.
I Centri Culturali
Nel Quattrocento è ancora Firenze
come centro
culturale di maggiore prestigio
in cui viene
elaborato l'Umanesimo. A Firenze
in un primo
tempo, all'inizio del '400 abbiamo
"l'Umanesimo
civile", cioè un gruppo
di letterati
legati alla repubblica fiorentina:
Coluccio
Salutati, Voggio Bracciolini
e Leonardo Bruni.
Questo umanesimo si caratterizza
soprattutto
per l'esaltazione della libertà
umana e per
l'esaltazione della vita attiva;
sul piano
politico essi esaltano le libere
istituzioni
fiorentine, la "Florentia
Libertas",
e la vedono una nuova Atene che
in virtù
della libertà ha un rinnovamento
culturale
e letterario, Firenze è infatti
la città
in cui rimangono più a lungo
gli ordinamenti
liberi. Si nota un rispetto per
la tradizione
letteraria volgare considerata
espressione
della libertà della città di
Firenze. |
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Gradualmente l'umanesimo civile fiorentino
entra in crisi per l'affermazione dei De
Medici. In questo passaggio a un regime signorile,
si nota un maggiore disimpegno dei letterati
sul piano civile e un interesse maggiore
per la filosofia platonica e per la filologia,
per le dimensioni più astratte ed erudite.
Anche nella Firenze medicea permane sempre
l'attenzione sulla letteratura volgare. Questa
tendenza a mantenere un legame con il popolare
è una costante nella cultura fiorentina.
I centri più importanti sono Milano, Venezia,
questa è importante perchè costituisce un
importante centro editoriale (come Aldo Maurizio
un editoriale); importante anche per il legame
con la poesia cavalleresca; Mantova, Urbino,
Roma e Napoli. A Roma perchè si sviluppa
intorno alla corte papale; si forma a Napoli,
mentre nel sud più profondo l'umanesimo non
penetra.
L'Organizzazione Della Cultura
Le accademie, sorgono in diverse città italiane,
hanno una dimensione cittadina e sono momenti
importanti di aggregazione dei letterati,
e in primo tempo sorgono in antitesi con
le università, che in un primo tempo sono
più legate ad aspetti medievali o di poco
interesse umanistico. Solo nella metà del
'400 si ricomporà il contrasto tra accademia
e università.
I letterati sono spesso cortigiani, cioè
uomini di corte, una sorta di impiegati pubblici,
in certi casi tuttavia erano mantenuti: solo
come letterati e davano lustro alla corte
in cui erano. In altri casi avevano incarichi
amministrativi e quindi affiancavano le due
cose. Nel Quattrocento tanti signori si accerchiavano
di letterati protetti da loro, ma che dovevano
dargli lustro e mostrare apprensione della
loro politica. Questa prattica largamente
diffusa pone dei limiti sulle libertà del
letterato, che dovrà assecondare la politica
del principe. Questo rapporto di dipendenza,
generalmente non è avvertito come un grande
limite alla libertà per due motivi:
a) i signori stessi erano disposti a lasciare
grande libertà e si accontentavano di un
minimo elogio, poichè partecipi della stessa
libertà e cultura;
b) i letterati erano richiesti e quindi avevano
una relativa libertà di spostarsi da una
corte all'altra, quindi avevano la possibilità
di lasciare il principe se non gli piaceva.
La Chiesa & L'Accademia Ecclesiastica
Solo nel Cinquecento abbiamo letterati che
abbracciano il Vaticano; questa tendenza
dei letterati a legarsi con la Chiesa si
nota nel primo '500 quando in seguito alle
crisi degli stati italiani non costituiscono
più un punto saldo.
Prima della controriforma nella chiesa c'è
una sorta di apertura culturale, soprattutto
negli ordini maggiori.
Scritto da Rachele Facchin. Copyright © 2005
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