| Previsioni Meteorologiche Stagionali |
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Come sarà il tempo tra un mese? E il prossimo
inverno?
Capita sempre più
spesso, specialmente
all'approssimarsi
della stagione estiva
o di quella invernale,
di sentire o leggere
dai mezzi di comunicazione
(radio, tv, giornali)
previsioni che si
estendono
ben oltre la settimana
di tempo, che è il
limite massimo scientificamente
accettabile
per l'attuale modalità
con cui sono effettuate.
Si tratta della nuova
moda dell'informazione
meteorologica e climatologica,
costituita
dalla caccia alle
previsioni stagionali.
Non paghi degli ottimi
risultati operativi
raggiunti nell'ultimo
decennio dalla previsione
meteorologica a breve
e medio termine per
i classici 5 giorni,
si vuole di più e
ancora
di più.
Lo dicono "questi
e quelli". Lo
sostiene quel sito,
lo conferma quell'esperto
(ma esperto di che
cosa? Ormai proliferano
dappertutto i "tuttologi"....),
lo dice la televisione,
lo scrive quella
rivista.
Ma cosa sono e come
funzionano (se funzionano)
le previsioni stagionali?
Tutti le usano, ne
riportano i dati,
ma nessuno
sa cosa sono! Il
problema è che non
funzionano.
Ma chi le fa, allora
è un impostore? No,
tutt'altro, si tratta
di serie istituzioni
scientifiche che
lavorano su uno dei
temi
più all'avanguardia
delle scienze atmosferiche.
La possibilità di
prevedere le anomalie
climatiche
su un orizzonte stagionale
(3-6 mesi) ha
infatti enormi implicazioni
economiche nei
settori dell'agricoltura,
dell'energia e
del turismo. Il fatto
è che la scienza
va
avanti per piccoli
passi, con verifiche
e
adeguamenti continui,
lungi dall'irritante
paradigma corrente
del "tutto e
subito".
Le previsioni stagionali
muovono da pochi
anni i loro primi
passi. Sono essenzialmente
delle informazioni
per ora destinate
agli
addetti ai lavori,
che - grazie a Internet
- sono però consultabili
da chiunque. Ma
è ovvio che un prodotto
sperimentale debba
fornire risultati
solo sperimentali.
Chi
li pubblica sui giornali
non fa buona informazione,
nuoce alla scienza
climatologica e ovviamente
agli utenti, che
si sentiranno traditi
dagli
inevitabili insuccessi.
È un po' come se
qualcuno pubblicasse
su
Internet i propri
esami del sangue,
e chiunque,
men che medico, si
dilettasse, in base
ai
valori dei globuli
rossi o del colesterolo,
a diagnosticare di
quale malattia soffre
il malcapitato e
quanti mesi gli rimangono
di vita senza nemmeno
averlo visto in faccia
(o verificare che
le analisi siano
state
eseguite senza errori).
Poco più che pettegolezzi
climatologici.
Su cosa sono basate
le previsioni stagionali?
Semplificando, la
possibilità di effettuare
previsioni del tempo
stagionali risiede
nella
capacità dell'oceano
di influenzare l'atmosfera
attraverso lo stoccaggio
di energia solare
che nell'acqua ha
tempi di permanenza
assai
più lunghi di quelli
tipici dell'aria.
È
come dire che le
correnti atmosferiche
hanno
poca memoria energetica
(giorni), mentre
quelle oceaniche
l'hanno assai più
lunga
(mesi-anni). Poiché
la distribuzione
della
temperatura media
delle acque oceaniche
superficiali
non è costante nel
tempo e nello spazio
ma
mostra anomalie,
è logico supporre
che queste
anomalie di lunga
durata possano influenzare
la configurazione
atmosferica attraverso
lo scambio energetico
acqua-aria, e che
tali
configurazioni governino
poi l'assetto del
tempo su regioni
anche molto distanti
dalle
zone oceaniche dove
hanno avuto origine.
Se dunque si riesce
a conoscere lo stato
termico degli oceani
globali, diviene
possibile
ottenere informazioni
di massima sul comportamento
dell'atmosfera nei
mesi successivi.
Dal momento
che si considerano
processi complessi
a scala
globale, è necessario
accoppiare potenti
modelli di simulazione
numerica dell'oceano
e dell'atmosfera.
Il livello di dettaglio
e la probabilità
di successo di queste
previsioni
sono ancora assai
ridotti anche a causa
della
natura turbolenta
(e quindi caotica)
del
sistema, che viene
in qualche modo messa
sotto controllo usando
tecniche probabilistiche.
Esistono ancora enormi
margini di incertezza
nell'affidabilità
e nell'interpretazione
delle previsioni
stagionali disponibili
per
uso operativo. Questo
vuol dire che, mentre
la comunità scientifica
lavora per migliorare
i risultati (e ci
vorranno probabilmente
degli anni perché
essi siano statisticamente
applicabili alle
attività quotidiane,
come
scegliere dove andare
in vacanza), coloro
che eventualmente
hanno accesso ai
tali dati,
sappiano usarli con
cautela e con il
buon
senso suggerito dall'applicazione
del metodo
scientifico.
Chi fa previsioni
stagionali?
In Europa leader
del settore è il
Centro
Europeo per la Previsione
Meteorologica a
Medio termine di
Reading (UK), che
ha iniziato
un programma di previsioni
stagionali globali
del quale tuttavia
sono presentati su
Internet
i soli risultati
per le zone tropicale.
I
dati di previsione
alle latitudini più
elevate,
Europa compresa,
non sono resi disponibili,
se non dietro la
stipula di accordi
specifici.
Ciò rientra nella
politica del centro
europeo,
sempre assai avaro
di informazioni operative
verso il pubblico,
ma tutto sommato,
in questo
caso evita ulteriori
confusioni. Un ampio
progetto di valutazione
e di verifica delle
previsioni stagionali
è stato promosso
dal
centro stesso sotto
l'acronimo DEMETER
(Development
of a European Multimodel
Ensemble system
for seasonal to inTERannual
prediction).
Altra fonte, invece
completa per tutti
i
continenti, e dalla
quale spesso derivano
le informazioni date
in pasto ai media,
è
l'IRI (International
Research Institute
for
Climate Prediction),
un'agenzia cooperativa
tra NOAA e Columbia
University collocata
presso il Lamont-Doherty
Earth Observatory
di Palisades, nello
stato di New York.
Vediamo qualche test
Per convincerci della
cautela con la quale
ci si deve accostare
a questo soggetto,
esaminiamo
alcuni esempi concreti:
La primavera 2003
e l'inizio dell'estate
sono stati periodi
eccezionalmente asciutti
e caldi sul nord
Italia: maggio e
giugno
hanno toccato il
record assoluto di
temperatura
media mensile registrata
in oltre 200 anni,
maggio ha visto una
piovesità inferiore
dell
50 % rispetto alla
normale, anomalia
assai
significativa per
un mese che nelle
regioni
prealpine presentano
il minor coefficiente
di variazione (cioè
è raro che maggio
sia
un mese asciutto).
Una tal sequenza
di anomalie di carattere
secolare è un segnale
climaticamente molto
forte, che non dovrebbe
sfuggire a una previsione
stagionale.
Se invece guardiamo
alle uscite del modello
IRI per l'Europa
emesse nel marzo
2003 per
il trimestre successivo
(aprile - maggio
- giugno 2003), vediamo
che né per le precipitazioni
né per le temperature
viene prospettata
la
benchè minima anomalia
e lo stesso avviene
per l'emissione di
aprile relativa alla
previsione
per il trimestre
maggio - giugno -
luglio
(precipitazioni e
temperature).
Anche ammesso che
i risultati dei modelli
fossero affidabili,
vediamo come il mondo
dell'informazione
non preparato a divulgare
con correttezza i
temi scientifici,
e in
grado di stravolgere
qualsiasi messaggio:
la previsione di
precipitazione per
il periodo
luglio - agosto -
settembre, emessa
nel giugno
2003, non mostra
infatti alcuna anomalia
sull'Italia, ma il
titolo de "Il
Corriere
Della Sera"
del 22 giugno 2003
era perentorio:
"in Italia ci
sarà siccità fino
a ottobre".
Almeno avessero usato
il condizionale...
La previsione di
temperatura per lo
stesso
periodo suggerirebbe
invece un periodo
più
caldo della norma,
ma come abbiamo visto,
inutile per il momento
costruirci sopra
più
di tante fantasie,
potrebbe verificarsi
come
no.
Inutile rimarcare
che l'IRI è un istituto
scientificamente
corretto: esso mette
a disposizione
l'informazione così
com'è, e anzi lascia
pure in linea tutto
l'archivio storico
delle
previsioni emesse
nei mesi precedenti
in
modo che i vari studiosi
in giro per il mondo
possano far giungere
le loro osservazioni
e aiutare a correggere
le imperfezioni del
modello.
Cautela, senso critico
e senso di responsabilità
dovrebbero invece
essere d'ispirazione
a
chi, per mettersi
in evidenza, non
fa altro
che creare disorientamento
e gettare discredito
su una scienza estremamente
complessa e da
fare, e da spiegare.
Qualcuno vuol provare
a tenere sotto controllo
le previsioni per
i prossimi mesi e
vedere
poi come va?
By Prof. Alvise Moretti, © 2006, per ClaNCla
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