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Pedagogia: Gioco E Cognitività, Il Gioco: Attività & Gruppi Di Bambini
Il gioco costituisce la manifestazione
più
completa dell'infanzia, in quanto
mediante
il gioco tutte le componenti
della personalità
infantile trovano un'esplicazione
spontanea.
Per mezzo dell'attività ludica,
il bambino
si sviluppa in modo completo,
cioè matura
tutte le fondamentali capacità,
partecipando
in forma diretta alla "ricostruzione"
della realtà oggettuale, affinando
i suoi
atteggiamenti logico-operativi,
acquisendo
abilità senso-percettive e motorie,
pervenendo
così ad una più strutturata immagine
di sè.
Per mezzo del gioco il bambino
prende coscienza
della propria corporeità, elabora
stili cognitivi
produttivi, apprende e decodifica
i diversi
simboli e si serve dei "media"
per comunicare il proprio vissuto
esperienziale.
Il gioco è il modo più autentico
di essere
della personalità infantile e
il modo più
spontaneo e completo per poter
assimilare
la realtà nella totalità delle
sue strutture
e dei suoi aspetti.
Tutti gli aspetti e le finalità
insiti in
tali teorie sono veri, ma presentano
il carattere
della parzialità. Il gioco è
attività spontanea
ed immediata; esso nasce senza
scopi precisi
in quanto il bambino mentre gioca
è diretta
manifestazione delle attitudini
individuali.
Il gioco è un'attività che rivela
una molteplicità
di emozioni ed è interiorizzazione
della
realtà esterna.
Il gioco libera dalle tensioni
emotive accumulate,
configurandosi come esperienza
riequilibrante.
L'attività del gioco è fantasia,
creatività,
invenzione: in esso il bambino
fonde l'immaginario
con il reale.
Gioco, Età Evolutiva & Processo Educativo
Man mano che il bambino cresce,
anche il
gioco si evolve e diventa più
organizzato,
guidato dall'intelligenza, dalla
riflessione
e dalla volontà - gradualmente
il gioco diventa
attività regolamentata e finalizzata,
pur
conservando la sua componente
creativa.
Esiste uno stretto rapporto tra
evoluzione
del gioco e psicologia dell'età
evolutiva,
rapporto che occorre tenere in
considerazione
se si vuole che il processo educativo
e didattico
sia condotto secondo i principi
dell'attivismo,
della dinamica motivazionale
e dell'esperienza
diretta. |
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Nella prima infanzia il bambino gioca con
il proprio corpo, eseguendo continui movimenti
che gli procurano gioia. Successivamente
il bambino gioca con gli oggetti del suo
spazio e con persone secondo il suo punto
di vista più significative.
Nella seconda infanzia i giochi tendono ad
una propria affermazione, all'autonomia e
alla scoperta dell'altro, per cui comincia
a giocare con i suoi coetanei. Nella fanciullezza
il gioco acquista una valenza sociale: compaiono
i giochi di gruppo; verso i 9-10 anni compaiono
invece i giochi impegnativi sul piano intellettivo.
Come veicolo dell'apprendimento, il gioco
è entrato a far parte della programmazione
curricolare per la scuola materna: sia per
le attività didattiche formative e curricolari
sia per le attività integrative di sostegno
il gioco rimane il filo conduttore per la
realizzazione di obiettivi atti a stimolare
le motivazioni che il bambino presenta nelle
sfere del sociale.
Nella scuola dell'infanzia il gioco dev'essere
gradualmente organizzato dalle insegnanti.
Nella scuola elementare invece, nascono altri
interessi che rendono gratificante il processo
di apprendimento, consentendo al bambino
di ampliare quanto appreso sul piano teorico
alle varie aree della realtà e dell'universo
delle esperienze.
Il gioco drammatico è l'attività di gruppo
sottoposta a regole particolari ed implicante
la partecipazione e la cooperazione di diversi
protagonisti che interpretano un preciso
ruolo - ogni partecipante come nel gioco
agisce ma la sua azione individuale si limita
ad un'azione che serve al progetto comune.
Nello psicodramma il fanciullo si esprime
liberamente; il fanciullo recitante si pone
in "situazione" con il pubblico,
ha bisogno di sentirsi partecipe di un io
collettivo. Il gruppo diventa un "incontro"
che permette un reale scambio emotivo/affettivo.
Scritto da Claudia Fiore. Copyright © 2007
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