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La scuola tradizionale era intesa come luogo
di trasmissione dei valori dominanti e di
preparazione e selezione dei talenti. Verso
la metà del Ventesimo secolo, matura però
la consapevolezza sociale della necessità
di cambiare in nome di quei valori di democrazia
ed uguaglianza che avevano resistito ai totalitarismi.
Sul piano culturale ciò si è tradotto in
un investimento nella creazione di una scuola
di massa, capace di dotare tutti degli strumenti
di base per scegliere liberamente il proprio
futuro in base alle reali capacità individuali
- in un momento di contrazione della famiglia,
la scuola ha assistito ad un dilatarsi dei
suoi compiti, diventando per lo studente
"una gabbia ed un rifugio" rispetto
alla realtà sociale più vasta.
Sul piano educativo esistono notevoli sforzi
per giungere ad un'autentica "democratizzazione
della scuola" - si cerca di approdare
ad una gestione sociale della scuola incentrata
sul coinvolgimento di tutte le componenti
della comunità - la scuola può allora favorire
la propria dimensione partecipativa; tale
dimensione si esprime nei confronti della
famiglia, verso la quale la scuola si propone
una continuità ed una collaborazione, rispettandone
le scelte educative ma ampliandole e diversificandole.
La scuola deve mantenersi consapevole sul
piano dell'intenzionalità e della sistematicità,
in quanto organizza il raggiungimento degli
obiettivi in un quadro di programmazione
di tipo scientifico. Secondo Vertecchi, il
recupero della scuola passa attraverso il
raggiungimento di una quarta fase; tale fase
o meglio, gli caratterizzanti di tale fase,
dovrebbero servire a reagire alla tendenza
della scuola a rifugiarsi nelle "educazioni"
come compito prioritario - il recupero dovrebbe
realizzarsi attraverso una specializzazione
rispetto alle altre agenzie formative.
Il processo educativo è sorto dall'esigenza
di trasmettere alle future generazioni quel
complesso di fattori che costituiscono l'essenza
della "società umana" - il mediatore
è il maestro, chiamato a svolgere un preciso
ruolo, la cui funzione richiede un complesso
di competenze varie che ne caratterizzano
lo status; lo scolaro invece, deve rielaborare
la cultura acquisita, realizzando la propria
creatività. Il rapporto maestro-scolaro si
configura come rapporto tra autorità e libertà,
rapporto professionale e didattico - le soluzioni
possono essere ricondotte alla corrente dell'eteroeducazione
e dell'autoeducazione.
Scritto da Claudia Fiore. Copyright © 2004
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