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LA POLITICA DI LUIGI QUATTORDICESIMO

Luigi Quattordicesimo: articolo riassuntivo concernente la sua politica religiosa ed i suoi ministri borghesi.
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La Politica Di Luigi Quattordicesimo Luigi Quattordicesimo: articolo riassuntivo concernente la sua politica religiosa ed i suoi ministri borghesi.



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Nel 1661 Luigi Quattordicesimo assunse direttamente il potere. Il vecchio personale politico venne allontanato e il re si circondò di ministri e consiglieri di una nuova classe sociale, la borghesia, priva di potere politico e dalla quale non aveva nulla da temere. Il caso più importante di questi ministri è costituito da Jean-Baptiste Colbert, che era figlio di un mercante e che entrò ben presto nel consiglio superiore ricoprendo svariati incarichi, tra cui quello di controllore delle finanze di ministro della marina. Fino alla sua morte, egli sarà il maggior collaboratore di Luigi Quattordicesimo nel tentativo di imporre alla Francia l'uniformità legislativa, amministrativa, fiscale, religiosa e il controllo statale sull'economia e la cultura. Questo programma assolutistico viene sintetizzato nella celebre frase "lo stato sono io" e imitato da tutte le monarchie europee; tuttavia incontrò ostacoli e fu realizzato solo in parte, dove la burocrazia degli intendenti si venne a sovrapporre alle istituzioni esistenti. Il parlamento di Parigi conservò il diritto di registrare le ordinanze di Luigi Quattordicesimo, anche se questi impose una procedura con la quale poteva aggirare l'opposizione del parlamento.
Un settore dove l'assolutismo ottenne clamorosi risultati fu quello religioso. Luigi XIV aveva inizialmente riconfermato l'edito di Nantes del 1598, anche se con questo aveva cominciato a consentire persecuzioni contro i Calvinisti per spingerli a ritornare alla religione cattolica. Nel 1685 lo rievocò, ritenendo che in Francia non ve n'erano più. Questo tipo di programma portò il re francese a reprimere il movimento dei Giansenisti. Luigi Quattordicesimo non intendeva accettare il primato di Roma sulla chiesa francese. Per questo motivo egli combatte dal 1682 la sua terza battaglia religiosa, appoggiando le tendenze gallicane della chiesa francese. Il Re Sole conservò il diritto di designazione dei vescovi e la chiesa nazionale sostenne che gli editti del papa non avevano automatica applicazione nel paese.
La politica estera del Re Sole fu improntata dalla ricerca del prestigio politico e militare. L'esercito francese invase il Belgio e la Franca contea; tali successi preoccuparono la Repubblica Olandese. Su iniziativa olandese si formò una lega che comprendeva l'Inghilterra, la Svezia e la Spagna. La triplice alleanza svolse un'attività di mediazione anche se si presentò soprattutto come una concreta minaccia, arrivando al 1668 alla pace stipulata ad Aquisgrana, la Francia del Re Sole dovette abbandonare la Franca contea, anche se conservò i territori Fiamminghi che includevano città significative come Lille e Douai.



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