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World Trade Center
- la culla della
vita;
il punto strategico
di tutta l'America,
dove
ogni giorno lavoravano
milioni di individui:
uomini importanti,
donne in carriera,
non
solo, semplici persone
che un giorno come
tanti altri si ritrovano
a far spese, lavorare
per "portare
a casa il pane"
e
che, sfortunatamente,
si ritrovano inconsapevolmente
vittime di un attentato
terroristico tra
i più grandi, forse
il più grande, tra
gli
attentati commessi
negli ultimi anni.
A livello storico ciò dimostra come la religione
di certi luoghi possa arrivare ad influire
nella psiche di una persona e distruggerne
l'individualità che caratterizza ogni essere
umano.
L'estremismo islamico punta verso quei popoli
considerati i punti deboli di una catena
infinita di vite e realtà diverse.
In quegli stessi luoghi dove si impara l'arte
della guerra, dove giovani soldati della
morte preparano il loro corpo per missioni
di cui nemmeno loro conoscono la reale portata,
2006 anni fa Gesù Cristo insegnava ad amare
il prossimo rispettandolo come se stesso,
a crescere in modo giusto ed equilibrato,
ma soprattutto, a non uccidere.
Distruggere il World Trade Center significava
puntare al centro del potere americano, quasi
al potere del mondo.
Ci si chiede se tutto questo possa avere
un senso perchè niente succede senza un motivo
preciso; in questo caso però si tratta di
vite umane, migliaia di persone che nel giro
di pochi minuti hanno perso la vita.
Con loro sono scomparsi sogni ed ideali,
emozioni. Il ricordo, la passione dei loro
cari darà loro la possibilità di adempiere
agli appuntamenti mancati con la vita, cosicché
tutti i pezzi del puzzle possano essere ricomposti
e riordinati.
Gli attentati del 11 Settembre 2001 hanno
fatto riflettere e hanno dato modo a ciascuno
di noi di comprendere come in certe situazioni
le nostre interiorità debbano fermarsi a
considerare che in questo strano mondo ci
sono altri popoli oltre agli occidentali,
altre personalità e che non sempre siamo
in grado di affrontare le nostre paure e
i nostri conflitti.
Se pensiamo al film di Paul Greengrass, "United 93", ci si accorge fin da subito che non
vi è interpretazione, gli attori si sono
calati nelle vesti delle vittime e di queste
ne hanno innalzato il coraggio, la forza,
la resistenza che li ha portati a divenire
eroi coraggiosi di una guerra che ancor oggi
non trova una fine.
By Claudia Fiore, © 2006. |
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